Qualche giorno fa abbiamo chiesto a Raffi (Raffaella Biancani) di scrivere due parole su Verticale Solidale, raccontandoci come tutto è iniziato. Ed ecco qua un piccolo capolavoro.

Buona lettura a tutti!

L’inizio di un’avventura

PUNTO E A CAPO.

Primavera 2011

Finalmente ero arrivata ad un punto: la diagnosi e il BeNe.

11 anni per la prima, un colpo di fortuna per la seconda.

Il punto era arrivato, andare a capo era un altro paio di maniche. Stavo facendo i conti con la mia bella compagna e stavo conoscendo Fabrizio, Ilaria e il mondo del BeNe, perché di moltitudine si parla:  una galassia di persone, di storie di vita, di sentimenti ed emozioni. Da uno a tanti, dalla solitudine alla condivisione.

Ero sul lettino, in ispezione medica del Dottore. Terrorizzata dalla sua sola presenza, mi agitavo alla ricerca di scartoffie, tra le mille che in tanti anni si erano accumulate, nervosamente isterica. L’avevo appena intravisto, ma subito mi incuriosì non poco.

L’aspetto finalmente umano, non ingessato dietro colletti e targhette, si unì allo sguardo profondo quanto acuto e ad un sorriso scanzonato, nel mettermi sufficientemente tranquilla.

Soprattutto mi guardava e parlava, senza relative attese-concessioni, senza la rigidità che porta il senso di superiorità ma con l’umanità che accompagna il vero Dottore.

Mi ricordava due Doc…Uno era mio padre, medico di famiglia per 40 anni al mio paese, l’altro era lo scienziato pazzo di un vecchio film.

Finalmente a casa!

Beh…ma….tre anni di neurologo, ma una visita così non l’ho mai vista!

Diapason…stuzzicadenti…..un’ora di minuziosa osservazione!! Ad un certo punto entra Ilaria.

Cominciammo a parlare di Cortina.

Delle Guide Alpine
e, delle cose che facevo con i bimbi in escursione, dell’aiuto che stavamo cercando di dare da due anni, ad ADMO, Associazione Donazione Midollo Osseo.

Mettevo la maglietta a tutti i bimbi che avevo in gita. Bellissimo, parlavamo e diffondevamo un po’ la cultura della donazione di midollo osseo, di cui veramente tanti non sanno nulla!

 

 

Io:

– Ma io ho già sentito parlare di voi! Ho visto un programma che parlava di una patologia ignota, con un sacco di C, un medico di Ferrara e ho anche sentito il nome di Bologna, del Bellaria. Mah, che roba! La dignità e la libertà del malato e della ricerca scientifica sono violentate, calpestate!

Lui:

– Perché non facciamo una giornata a Cortina allora, per i malati??!!

Io:

– Per voi medici? Perché ascoltino la vostra idea? Perché no! Facciamo!

Così cominciò la nostra avventura. Mai più avrei pensato di finirci in mezzo ma il passato era finito, il presente stava cominciando.

Estate 2011

Mentre ero alle prese con una paracusia che mi faceva sentire rumori di metallo, elicotteri in bombardamento all’Apocalipse now, quando stavo per buttare via il mio cellulare convinta non funzionasse, mi resi conto dell’umanità di Fabrizio.

Da lontano, mi seguiva e indirizzava, rispondendomi al telefono anche alle 8 di mattina, fino a quando, mesta e spaventata, capimmo che c’era qualcosa di troppo e partì per Bologna.

Subito tornai a Cortina.

Era fine agosto e il primo anno, dopo quasi 20, che non lavoravo più con le guide alpine: ultime gite fatte di cadute micidiali, occhio nero per atterraggio di testa, insomma ero all’inizio della fine del mio passato.

Le Guide Alpine, Pietro Dal Prà e Luca Dapoz, mi fecero un regalo inaspettato e incredibile: se volevamo fare una giornata in montagna con il BeNe, mi offrivano la possibilità di accompagnarci, di stare con noi!

Tutto si stava incastrando magicamente, con una facilità quasi surreale. Stavo per andare dal Sindaco con la mia cartellina sulla Fondazione Il Bene ma, presa dalla paura dell’ignoto, da una sfiducia endemica in me dovuta alla consapevolezza dell’importanza di ciò che Il BeNe rappresentava, ero spaventata. Chi sono io per farmi portavoce di una cosa così grande?! Nessuno!

Chiamai Fabrizio.

Dottore, allora vado?

– Sì, vada!

– Allora vado per Lei? Per Noi? (mi corressi non molto convinta)

– Per Noi!

Andai.

 

31 agosto 2011.

Aldo e Alberto ci lasciano in un tragico incidente sul Monte Pelmo, durante un tentativo di soccorso ad una cordata tedesca bloccata quasi in cima.

Mentre vivevo in diretta la tragedia, le difficoltà che stavano vivendo tutti i miei amici guida lassù, la perdita di un amico, il Magico, dove il Pelmo improvvisamente aveva deciso di beffarsi della debolezza umana, dimostrando la sua naturale potenza, sento il Doc.

Dovevamo decidere se chiedere il permesso, alla direzione del Parco Naturale Dolomiti d’Ampezzo, di attaccare delle bandiere del Bene sulle pareti delle 5 Torri.

– Ha sentito Dottore cosa è successo qui da noi?

– Sì, ma li conoscevate?

– Sì, erano del Soccorso Alpino e uno di loro era un mio amico, Guida Alpina!Volontari nell’aiutare, per il bene comune!

– Incredibile, cosa dice Raffaella se dedichiamo a loro questo nostro progetto?

Io rimango esterrefatta e, messa giù la cornetta, una lacrima mi solca il viso.

L’avventura di Verticale Solidale inizia così, con un’energia che mai avrei creduto possibile.

La giornata in montagna e il convegno, vengono fatti in un’unica data: 7 luglio 2012.

Data sudata per la difficoltà di conciliare le esigenze del Prof. Zamboni e del Dott. Salvi, incredibilmente significativa per me.

Il dolce dolore nel ricordo di mio padre, morto il 7 luglio 2009, si unì all’emozione incredibile data dalla felicità dei partecipanti, alla presenza cospicua di persone e dal loro entusiasmo nel vivere la montagna.

Il punto era arrivato, a capo ci andai proprio quel giorno.

Mio padre mi aveva insegnato l’importanza del fare il Bene, fare la guida e l’educatrice per bambini mi aveva fatto scoprire la bellezza di dare del Bene, Fabrizio e Ilaria mi avevano dimostrato che si può lavorare per il Bene, Aldo e Alberto morti nel tentativo di offrire il Bene.

Verticale Solidale si dimostrò l’emblema di tutto ciò:

Un Lavoro Fatto Per Il Bene di Tutti!

Condividi